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Spending review dov’è finita?

spending reviewDopo lo “spread”, un termine che è entrato nelle strategie politiche e nelle discussioni anche al bar è “spending review”, parole fino a poco tempo fa sconosciute ai più, cioè alla massa, al popolo, all’elettorato.

Spending review sembrava la panacea di tutti i mali, il modo di trovare risorse, tanto da nominare un commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, un sito dedicato, www.revisionedellaspesa.gov , una previsione di 6 miliardi di tagli.

Sparito tutto, nessuno ne parla più!

Ora è pure sparito il report sui tagli,  dai quali dipendono, tra le altre cose, le coperture dei famosi 80 euro, tanto che il Deputato della Lega Nord, Filippo Busin, interroga il Ministro Padoan “per quali motivi il commissario alla revisione della spesa non renda pubblici i risultati dell’analisi sui tagli condotta dai 25 gruppi di lavoro”
La revisione della spesa pubblica, spending review appunto, è il lavoro che dovrebbe fare un Governo come fa ogni “buon padre di famiglia” per vedere cosa può essere tagliato, se ci sono sprechi o spese più alte del neccessario.

Non un evento straordinario, che il Governo fa ora perché con l’acqua alla gola, ma una consuetudine di “buon governo”, lo spread fece cadere l’ultimo Governo Berlusconi e l’arrivo del Governo Monti, la spending review è il fumo negli occhi per tenere in piedi il Governo Renzi?

Un proclama per raccogliere il consenso nel Paese e nulla di più?

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