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Presidente della Repubblica, si inizia a votare

Quirinale Giovedì 18 aprile 2013, alle ore 11.00, è convocata il Parlamento in seduta comune, dunque con tutti i senatori e i deputati riuniti alla Camera. Il primo atto è la convocazione dei comizi elettorali da parte del presidente della Camera (che presiede il Parlamento in seduta comune). A integrare il corpo elettorale, costituito dai parlamentari più i senatori a vita, la Costituzione prevede la presenza, tra i grandi elettori, di tre delegati per ogni regione italiana, tranne la Valle d’Aosta che ne designa uno solo. Attualmente, dunque, ci sarà una platea di 1007 votanti: 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori), quattro (attualmente) senatori a vita, 58 delegati regionali.

È necessaria la maggioranza di due terzi (671 voti) dei componenti dell’assemblea nei primi tre scrutini e la maggioranza assoluta degli stessi (504 voti) dal quarto in poi, queste le procedure istituzionali, ma c’è ben altro dietro a questa elezione del nuovo Capo dello Stato.

Ci sono equilibri che sicuramente influenzeranno la strada per il tentativo di formazione di un Governo, che dopo quasi 2 mesi dal voto, non ha ancora visto la sua nascita. In questi giorni si fanno i nomi più disparati, comprese le #quirinarie dei grillini che hanno messo al primo posto la giornalista di Report, Milena Gabanelli, dietro a Gino Strada, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino, Giancarlo Caselli, Romano Prodi e, nono, Dario Fo.

Il “pallino” è in mano al PD e al centro sinistra, per avere la maggioranza alla camera, ed è quindi con loro che si deve fare i conti per l’elezione del Presidente della repubblica.

Il Pdl spinge per un nome condiviso, che non sia espressione della sinistra, che possa essere uomo o donna di garanzia per tutto lo schieramento, buon viatico anche per un “Governo delle larghe intese”. La Lega Nord, per questa elezione, si è smarcato dall’abbraccio con il partito di Berlusconi e ha dichiarato che farà il nome di una donna, come prima proposta. Proprio questo smarcamento potrebbe scombussolare le carte, visto che dal quarto scrutinio, dove serve solo la maggioranza assoluta dei votanti, i voti del Carroccio potrebbero essere fondamentali, assieme a quelli dei centristi di Monti, per eleggere una personalità voluta dal Pd e senza l’appoggio del Pdl e M5S.

Infine Grillo sta usando quest’elezione per aprire un dialogo con il Pd, cercando di metterlo in difficoltà sul candidato proposto, visto che i primi due delle #quirinarie, Milena Gabanelli e Gino Strada, sono portati a non accettare la candidatura. Diventerebbe quindi Rodotà il primo nome dei grillini e metterebbe in difficoltà il PD, visto che il comico genovese ha lanciato, come suo solito dal suo blog, l’accordo sull’elezione del capo dello Stato come primo passo per una possibile collaborazione.

Che farà quindi Bersani ed il PD, sotto pressione tra l’altro dei continui attacchi del Sindaco di Firenze Matteo Renzi?  Cercherà un nome condiviso con il Pdl, in previsione di un “governissimo”, oppure cederà alle sirene grilline e sperare di portare a compito il suo obiettivo, quello di un Governo con l’appoggio esterno dei parlamentari del M5S?

 

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