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Napolitano è di nuovo Presidente della Repubblica

Giorgio NapolitanoAl sesto scrutinio, sabato 20 aprile il Parlamento in seduta congiunta, ha rieletto Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica italiana. In pochi giorni, se consideriamo che per eleggere Sandro Pertini si è arrivati al diciottesimo voto, abbiamo visto bruciare nomi del calibro di Franco Marini e Romano Prodi, fatti fuori dai franchi tiratori del Pd intenti ad una lotta intestina più che ad eleggere il Capo dello Stato.

Alla fine tutti son corsi da Napolitano, in ginocchio, a chiedergli di rivedere la sua decisione di non disponibilità a continuare per altri 7 anni il mandato, che il 15 maggio si sarebbe concluso. In poche ore Napolitano ha sciolto la riserva e ha dato la sua disponibilità, per alcuni dimostrando un gran “senso dello Stato”, ad essere di nuovo il Capo dello Stato.

Bruciato Franco Marini, nome condiviso da Pd, Sel, Pdl e Lega Nord, che al primo voto, dove serviva la maggioranza qualificata e cioè i due terzi degli aventi diritto, si è visto impallinato da oltre 200 parlamentari del PD che l’hanno usato per una resa dei conti tutta interna ai democratici.

Dopo due tornate dove il centro destra non ha partecipato al voto, dove il PD ha dato indicazioni di scheda bianca e Sel si è allineato al M5S votando Stefano Rodotà, si arrivava alla quarta votazione dove era sufficiente la maggioranza assoluta dei votanti e non più quella qualifica dei due terzi.

Il PD rinnegando il dialogo aperto con il centro destra, che aveva partorito il nome di Marini, ha deciso di puntare tutto sul nome di Romano Prodi, cercando di salvare capra e cavoli, cioè il partito lacerato dalle correnti interne e l’alleanza di sinistra con il partito di Vendola.

Neanche il nome di Prodi ha ricompattato i democratici e lo spoglio ha sentenziato che 101 grandi elettori del Pd hanno disatteso le indicazioni del Segretario Bersani di votare il professore bolognese, impallinando il secondo nome illustre della centro sinistra dopo quello di Marini.

Questa la cronaca nuda e cruda del psicodramma del PD, primo partito alle ultime elezioni del 24 e 25 febbraio scorso.

Cominciavano a circolare i nomi di Amato, di Monti e dopo la quinta votazione piena di schede bianche, la soluzione è stata quella di riconfermare Napolitano. Non certo nel segno del cambiamento, non certo nel segno del ringiovanimento della classe politica, ma nel segno dell’unico garante individuato sia a destra che a sinistra, nel segno di un Presidente che esce rinforzato ed in grado, in breve tempo, di uscire dallo stallo della formazione del Governo.

Un Governo di cui l’Italia ha un bisogno immediato, per tamponare una crisi sempre più pesante per l’economia, per far fronte agli impegni che i 10 “saggi”, nominati da Napolitano, hanno evidenziato qualche settimana fa.

Da tante parti, sia a destra che a sinistra, si sono levati cori di dissenso per questa elezione, ma tutto ciò avrà senso se sarà servito ad uscire dallo stallo politico, che non vede una maggioranza parlamentare in grado di formare un Governo, ma sopratutto a creare in tempi brevissimi un Esecutivo che dia finalmente risposte alle esigenze della gente, dei Comuni, strangolati dal patto di stabilità, e delle Regioni che hanno bisogno di un Governo con il quale dialogare per potersi riformare.

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