Your browser (Internet Explorer 6) is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this and other websites. Learn how to update your browser.
X

I social network si stanno sostituendo alle sezioni di partito

social networksSi è fatto un gran parlare dell’apporto dei social network all’ultima campagna elettorale, mezzo usato in prevalenza dal Movimento 5 Stelle, si è analizzato in particolare quanto possa influire nella decisione di voto. Il web 2.0, cioè l’interazione bidirezionale, dopo il successo nella rielezione del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è sembrato a tutti la strada maestra per riavvicinare i cittadini alla politica e condizionarli nel voto.

Abbiamo visto una campagna elettorale che ha preso d’assalto i social, Facebook, Twitter, Goggle+ e Youtube, invasi dalla politica sotto ogni forma, dai profili dei candidati e partiti, alle pubblicità più o meno invasive. Al di la di come sono stati utilizzati questi mezzi, voglio analizzare il vero utilizzo che la politica può fare del web 2.0 ed in particolare del social.

Le piazze virtuali sono centri di aggregazione, come lo erano una volta le sezioni di partito, gli incontri pubblici o semplicemente lo stare in “piazza” nelle città. Come dice il Guru di Obama, più che raccogliere consenso o modificare l’oppinione e l’intenzione del voto, i social nella campagna elettorale per l’elezione del Presidente USA è servita per organizzare i volontari, trasferire un idem sentire, dare info e notizie di “prima mano”.

Con la costante ricerca di abbassare i costi della politica, diventa sempre più impegnativo per partiti o movimenti tenere aperte delle sedi fisiche, a questo può venire in soccorso il web ed in particolare i social. Strumenti come i gruppi o le pagine di Facebook, le community o l’hangout di Google+, gli hashtag di Twitter, possono diventare luoghi di discussione, confronto e organizzazione dell’attività sul territorio che rimane un punto fondamentale imprescindibile della politica.

L’ascesa dei grillini conferma che c’è ancora voglia di partecipazione alla politica, in maniera diversa da quella che è stata usata negli ultimi anni, c’è voglia di poter far sentire la propria oppinione e i social abbattono quella barriera che è aprire la porta per entrare in una sede di partito. Il web 2.0 obbliga chi fa politica all’ascolto, obbliga chi vuol cogliere questa opportunità e non si limita a lanciare proclami cancellando o bannando chi la pensa diversamente.

Sicuramente è una sfida che i partiti devono cogliere, cambiando mentalità, sperimentando uno strumento che è in continua evoluzione e per questo motivo non esistono professori che possono insegnare la via maestra, ma solo persone che si mettono in gioco, che sono attenti ai cambiamenti, che con umiltà dialogano anche con lo “sconosciuto” che può avere un’idea brillante.

Sicuramente i social non risolveranno i problemi del Paese, ma permetteranno di rimanere più informati, di dialogare con la gente comune, di avere il vero polso della situazione …. chi raccoglierà questa sfida avrà comunque fatto un passo in avanti.

 

<!– 252f8933-ab13-4d03-80f2-501c7532a89d –>

Commenta la notizia  

nome*

email*

sito web

Invia Commento